Fare un errore diverso ogni giorno è la definizione stessa di progresso.

Quasi sempre la questione è: quanti problemi abbiamo nella vita e quante volte riusciamo a superarli con successo. Secondo la mia esperienza le percentuali sono variabili, dipendono da troppi eventi o circostanze differenti, difficili da studiare ed analizzare, ma l’unica costante nel tempo è la capacità che impieghiamo per risolvere questi problemi. Posso affermare con certezza che la maggior parte dei problemi che ci affliggono è causata da errori che noi stessi facciamo, o che qualcun altro, per toglierci talvolta questa incombenza,  fa al nostro posto. Ecco …  dicono che non è importante quanti errori abbiamo commesso nella nostra vita, ma è importante come tentiamo di riparare ad essi. Il problema è che la quantità di errori commessi è direttamente proporzionale alla quantità di cose nuove conosciute ed inversamente proporzionale  al coraggio di provarle.  Mi spiego meglio: il maggior numero delle volte che proviamo una cosa nuova abbiamo l’80% di probabilità di fare qualche errore, dovuto proprio alla poca conoscenza della materia,  e meno coraggio abbiamo per affrontare le novità più aumentano le possibilità di sbagliare. Adesso potremo abbandonarci alle centinaia di ipotesi e congetture che al momento ci stanno balzando alla memoria sulle chissà quante migliaia di probabilità di non fare nessun errore, ed anzi di riuscire con gran successo. La verità è che il 20% scarso di successo, infangato dalla paura della novità, è soltanto la misera percentuale che indica quanto coraggio abbiamo di buttarci nel vuoto, e si sa, nessuno si butta da un burrone senza saper di essere assicurato ad una corda. Forse questo piccolo numero, se solo ci lasciassimo cadere,  potrebbe spingerci a lanciarci in un infinito mare di grandiose possibilità, ed è inutile e poco produttivo pensarci troppo, inutile pensare a quanto la corda sia fissata bene o a quanto sia robusta; infondo sappiamo tutti che le vertigini sono solo una piccola controindicazione rispetto ad un momento di pura adrenalina.

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Feel Something

Ho sempre avuto il coraggio di affrontare ogni situazione nella mia vita, dalla più semplice alla più complessa e dolorosa. Tutte, nessuna eccezione per nessun motivo. Le ho sempre affrontate perché avevo la speranza di poter avere di più, perché speravo che combattere servisse ad ottenere ciò che volevo o che almeno servisse a farmi giustizia. La verità è che nessuno può farsi giustizia da solo e che le cose non vanno sempre come vogliamo, anzi, non vanno mai come vogliamo… Il che non è per forza negativo, ma può certamente diventarlo se le cose che accadono ci fanno stare male. Io dalla vita ho sempre voluto troppo, mi sono sempre aspettata il meglio e non solo da me, ma anche dagli altri. Ho sempre sperato di ricevere una quantità tale di amore da chi mi stava intorno che tutte le volte che rimanevo delusa mi illudevo solo di aver capito male. Finché un bel giorno, come per magia, ti alzi dal letto e decidi di non combattere più perché non hai più amore da dare. Senti di essere svuotato … ma il positivo dell’essere vuoti è che pesiamo di meno , perciò andare avanti da soli non sarà più un problema.  E’ ugualmente probabile, però , che camminando da soli ci abitueremo ad ascoltare il silenzio, e solitamente il silenzio non dice mai nulla di buono, perché è solo l’eco dei nostri pensieri. Perciò parleremo con noi stessi ragionando in modo contorto su tutte le situazioni che ci hanno portato ad essere così leggeri e silenziosi, con la paura, o forse speranza, di tornare di nuovo a sentire qualcosa.

Inspiration: “The Night We Met – Lord Huron”

The world was over before it started

In ogni tempo e in ogni luogo del mondo una forza sovrannaturale, quasi invincibile, ha governato la vita degli essere umani. Non si tratta della religione nè di varie credenze o convinzioni che nei secoli possono essersi insinuate nelle menti umane; credo solo si tratti del destino. Da sempre il destino si è preso gioco dell’intelligenza umana, falsamente ritenuta superiore a tutte le altre intelligenze presenti nel mondo. Il destino ha giocato con astuzia le sue carte prendendo di mira, di tanto in tanto, le punte di diamante dei secoli che gli toccavano sotto mano. Li metteva alla prova con sfide dalla difficile risoluzione ma non impossibili. Ed è così che l’uomo, essendo certo di vincere, soccombeva sotto la più semplice delle trappole. Andando avanti nei secoli, puntualmente, l’astuto uomo, cedeva abbindolato al destino, che poi, beffeggiandolo, vinceva la partita. Con il passare del tempo il destino inventò delle trappole che l’uomo accolse felicemente, credendo di agire nel modo più giusto! Inventò che gli uomini di colore fossero inferiori, inventò che anche gli ebrei fossero inferiori, che gli omosessuali, le donne, i bambini, i malati, chi aveva idee diverse dagli altri …   fossero tutti inferiori. Nonostante la banalità del pensiero che si ripeteva invariato, il destino sperava sempre che l’uomo avesse imparato la lezione dopo le prime volta. E invece, la grande astuzia umana, con grande sorpresa, ripeté sempre gli stessi errori, portò la guerra nel mondo così come fanno gli esseri senza ratio nè ingegno, portò all’odio, alla morte, alla povertà … e così il destino, inorridito, si arrese a quell’impresa che riteneva anche troppo semplice. Dopo secoli di prove, proprio per quella razza che si autoriteneva superiore, finalmente il destino rinunciò alla colossale impresa di migliorare quell’essere vivente ancora così lontano dalla perfezione da risultare sconvolgente ed imbarazzante. Decise, così, che il contrappasso giusto per espiare tutti i terribili crimini commessi dall’umanita contro l’umanità stessa, fosse proprio quello di essere derisi per tutto il tempo che sarebbe venuto … per l’eternità. E così: dittatori, re, regine, capi di stato, militari, tiranni, sovrani, guerrieri, condottieri, ufficiali … ancora oggi vengono ricordati non come eroi dei tempi antichi, non come salvatori della patria, o geni , o luminari, o superuomini come pensavano di essere ricordati in futuro. Il loro destino fu , e sarà sempre, quello di essere ricordati per l’opposto:  per il lori errori, per la distruzione che lasciarono dopo essere passati, per il dolore, la morte, la disperazione di chi aveva subito i loro insignificanti ideali di giustizia e di morale, che invece di portarli alla gloria li hanno  solo condotti verso un baratro dal quale è impossibile uscire.

” E’ a madame Giustizia che dedico questo concerto, in onore della vacanza che sembra aver preso da questi luoghi e per riconoscenza all’impostore che siede al suo posto “

“Mentre il manganello  può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato”

 

Se ci sarai

Vorrei che fossi qui” scrivevo lentamente aspettando che le parole giuste arrivassero “vorrei sentire la tua voce, far tesoro dei tuoi consigli, sentire la tua mano che mi accarezza la schiena quando scopri che sto così male da non riuscire neanche a parlare…” sentivo un dolore così grande dentro che non mi veniva in mente più nessuna  parola, ma dovevo continuare a scrivere ” vorrei che non fossi così lontana adesso… ti ho detto così tante cazzate per così tante volte che ho cominciato a crederci pure io … ma non era vero. Non era vero che senza di te sto meglio, non è vero che tutte le volte che ti dico addio non sento nulla. Mi si mozza il fiato e mi manca l’aria così tanto da sentire come un pugnale conficcato nel petto. Ti chiedo scusa per essere stata così scorretta , per averti fatto credere cose che non erano vere. Vuoi sapere la verità? la verità è che poche persone al mondo mi hanno fatto stare bene come quando stavo con te… mi facevi sorridere, sempre, anche quando non c’era nulla di cui esser felici. Ho sbagliato. La vita è stata crudele con me, mi ha reso fredda e scostante… lontana da ogni emozione, ma so che non è una giustificazione. Sei stata una grande amica e spero almeno di poter conservare il tuo ricordo fino a quando il mio stupido ego non lo distruggerà” mi mancava il fiato e  il foglio era macchiato dalle mie lacrime che avevano sciolto l’inchiostro. Alla radio passava una canzone che mi sembrò perfetta per incorniciare quel momento “sei come un’onda che ribatte e sbatte dentro di me, mi hai già portato a largo dove un appiglio non c’è , non posso più tornare indietro non conosco la via, non voglio più tornare indietro e stare senza di te” perfetto, ironizzo tra me e me. Mi alzo dalla scrivania, piego la lettere , la infilo in una busta e la chiudo in un cassetto insieme a tutti i miei ricordi.  Non la leggerà mai e forse è meglio così.

Restart

“La notte porta consiglio” pensava F. mentre ascoltava la città silenziosa che dormiva. Aveva sentito centinaia di volte questa frase ma non ne aveva mai compreso  il significato prima di quella sera. Era stata una giornata molto fredda e l’oscurità portò con sé l’umidità della pioggia che entrava dalla finestra della sua stanza sulla quale era poggiata, e quell’aria pungente le faceva bruciare il naso e la gola. F. sentiva che di lì a poco avrebbe piovuto a dirotto e l’attesa del temporale la aiutava a rimanere sveglia. Si sentiva in pace con se stessa in quel silenzio assordante, senza neanche una parola , un sospiro, un suono di troppo …  e il buio la rilassava. Pensò che era il momento giusto per riflettere su di sé , sulla sua vita e su tutto ciò che la circondava. Solo in quel momento F. pensò che gli avvenimenti della sua vita si ripetevano simili nel tempo, momenti analoghi ricorrevano periodicamente  e poi si concludevano. Immaginò che, forse, per ognuno di noi la vita ha uno schema ben preciso e il suo destino , secondo lei, aveva preso una vera e propria forma ad anello, dove l’inizio e la fine coincidono senza poter essere distinti una volta uniti. Tutte le persone che avevano deciso di entrare a far parte della sua vita poi avevano scelto di andare via; qualcuno in maniera plateale ed appariscente, altri in punta di piedi senza neanche dare spiegazioni. Dopo anni a chiedersi il perché di certi avvenimenti F. comprese finalmente che lei non aveva alcuna colpa,  era sempre stata lì ferma e proprio con i suoi occhi aveva visto arrivare e poi scappare una moltitudine di gente … e nel frattempo lei era sempre rimasta ferma lì. Un pò come uno spettatore a teatro F. aveva osservato lo spettacolo della sua vita senza prenderne mai veramente parte, lasciandosi cullare solo dalle assurde decisioni degli altri che avevano portato nella sua vita disordine, irrazionalità, incoerenza, insensatezza e pura follia. Alla luce di questi nuovi pensieri e di queste nuove prese di coscienza F. decise di cambiare il copione di quell’assurdo spettacolo che era la sua vita e che da adesso in poi l’unica protagonista sarebbe stata lei. Quella notte, appoggiata sul davanzale della sua finestra mentre le prime gocce di pioggia gelida le bagnavano le mani, decise che in un modo o nell’altro avrebbe dovuto spezzare quell’anello. Non sapeva né se fosse possibile né quanto tempo avrebbe dovuto impiegare per riuscire nell’intento, ma quello adesso era il suo unico obiettivo. Solo così avrebbe potuto ricominciare da capo e, finalmente , sperare che niente si sarebbe più concluso nel punto esatto dove era cominciato.

The Great Gatsby

Schermata-2013-05-15-a-15.06.33-620x350.pngPer tutta la vita Gatsby aveva cercato di comprendere a fondo quale fosse il significato del dolore, o dell’amore, o di qualunque altro maledetto sentimento che si intrecciasse frenetico con le nostre vite. Poco importava che per ogni instante vissuto fino a quel momento non avesse trovato neanche una parola che sia avvicinasse, anche solo lontanamente, a descrivere i suoi pensieri. Gatsby sentiva solo che ogni parola trovata si aggiungeva ad un mucchio di altre ormai scivolate giù nel dimenticatoio, ma sperava che un giorno , in cui il sole brillava come tutti gli altri giorni , avrebbe trovato quelle giuste per descrivere come si sentiva. La sua speranza, ahimè, superava di gran lunga la realtà dei fatti, trasportandolo in un mondo fantastico dove una fitta coltre di voci schiamazzanti annebbiava la sua mente come le nubi oscurano il sole quando raggiunge il punto più alto nel cielo … ma quel fuoco che sentiva dentro tutte le volte che pensava a lei inceneriva anche ogni speranza di trovare qualche parola per poterle dire quanto l’amava. Quel fuoco ardeva lentamente dentro di lui e quando un giorno, incredibilmente, si spense, lasciò dietro sé  solo un’infinita distesa di terra bruciata. Ma Gatsby non smise mai di sperare che chissà quando e quanto lontano nel tempo,  quelle parole sarebbero arrivate. Era sicuro che le avrebbe trovate come era sicuro che, se solo avesse cercato con cura,  in quella terrificante distesa di terra nera e fumante avrebbe trovato un piccolo bocciolo sopravvissuto a quell’infernale ardore.

“Così continuiamo a remare,  barche contro corrente,  risospinti senza posa nel passato.”

DI NOTTE

pioggia-i-navigli-a-milano-bianco-e-nero.jpgE alcune sere hanno il profumo del passato, sanno di umido e di aria fresca. Sanno di solitudine e di speranza, come quelle notti in cui camminavo da sola sui marciapiedi silenziosi sognando ad occhi aperti. Pensavo al futuro sorridendo a testa bassa, riempiendo i polmoni di quell’aria che ancora, alcune volte, mi torna in mente come fosse il dolce profumo di una persona cara, e mi riporta vivido il ricordo di tempi passati di cui ogni tanto mi servo per inondare il cuore.