Flashback

La paura mi serrò la gola. Respiravo a fatica, il cuore mi batteva talmente forte che pensavo mi uscisse dal petto da un momento all’altro. Restai perfettamente immobile, perché ogni movimento mi sembrava superfluo e avventato. Avevo già vissuto momenti simili in passato ma erano ormai così lontani nel tempo che la memoria li ricordava a stento. Era come se facessi tutto per la prima volta. Aspettai in piedi accanto la finestra della sua camera, fuori il buio della sera coprì la città di quel mistero che solo la notte possiede. La piccola lampadina vicino il letto era soffusa e la stanza poco illuminata sembrava più piccola. Respiravo così profondamente che un profumo nuovo mi invase le narici. Sapevo già che quel profumo non lo avrei dimenticato tanto presto. Lui Entrò in camera con una tranquillità che quasi mi infastidì, io stavo tremando mentre lui sembrava non provare nessuna emozione.
Pensai che forse era sempre stata questa una delle cose che amavo di lui, la consapevolezza che se c’era una persona al mondo capace di fare breccia nella sua apatia, quella ero io. Si sedette su bordo sinistro del letto rivolgendosi verso di me, si alzò il cappuccio della felpa grigia coprendosi tutta la testa arrivando quasi agli occhi e senza dire nulla si accese una sigaretta. Alzò gli occhi e mi fissò così intensamente che sentì il suo sguardo trafiggere qualcosa dentro di me e mandarla in frantumi. Deglutii rumorosamente, poi decisi di farmi coraggio e fare un passo verso di lui. Sapevamo entrambi cosa stava per succedere e quando mi avvicinai a lui vidi nei suoi occhi la stessa paura che avvertivo dentro me. O almeno così mi sembrò. Trattammo quel momento di silenzio con tutto il rispetto che necessitava.
In quei minuti, infatti, quello stesso silenzio avvolse ogni cosa e ripercorremmo tutta la nostra vita, tutte le scelte giuste e sbagliate, tutte le persone incontrate durante il nostro cammino, che in un modo o nell’altro ci portarono ad essere lì seduti sul bordo di quel letto uno di fianco all’altro. Poi il suo respiro affannato mise fine a quel vortice di pensieri che mi invadevano la testa. Finì di fumare quella sigaretta come se fosse l’ultimo appiglio per la salvezza. Ma sapeva bene che finita quella non si sarebbe salvato nessuno in quella stanza, nè lui nè tanto meno io. Spense il mozzicone ancora accesso nel posacenere freddo di cristallo e non potei fare a meno di pensare che la stessa cosa stava per accadere a noi, che fuoco e ghiaccio si fondessero insieme. Quel pensiero mi fece perdere il controllo e di colpo abbassai tutte le mie difese. Se dovevo cadere nell’oblio quanto meno dovevo farlo con stile, senza rimpianti.
Mi alzai di scatto e con un solo passo lo raggiunsi, lo afferrai dai fianchi facendolo voltare verso di me e finalmente i nostri occhi si incontrarono. Fu in quel momento che il mondo intorno a noi cessò di esistere. Adesso tutto era chiaro come non lo era mai stato.
Vidi tutte le sue certezze crollare miseramente per terra come un cumulo di macerie e nonostante avessimo entrambi i vestiti addosso eravamo finalmente nudi uno di fronte l’altra. Mi spinse verso la parete, prese il mio viso con entrambe le mani e mi baciò, con tutta la disperazione, la rabbia, la frustrazione e l’amore di cui era capace. Fu uno di quei baci che se potessero ti succhierebbero via l’anima dal corpo. Prese tutto di me e io lasciai che lo prendesse. Continuai a baciarlo per un tempo che sembrò lungo ma necessario, poi con forza cominciò a togliermi tutto di dosso, sfiorò ogni parte del mio corpo, ed ogni volta che mi toccava mi perdevo un po’ di più. Cominciai a spogliarlo con la stessa foga perché i vestiti erano ormai un impedimento, ma quando arrivai agli slip mi bloccò le mani di scatto e le tenne ferme con le sue. Si avvicinò lentamente e con le labbra ormai gonfie cominciò a sfiorarmi l’orecchio, scese piano e mi inumidì il collo con dei baci e poi tornò a fissarmi. Adesso il suo sguardo era cambiato, non era più perso, non era più disperato. Era accesso dello stesso fuoco che stava bruciando anche me.

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