117

Centodiciassette .

A. lo scrisse a lettere, al centro di un foglio bianco, nel bel mezzo della notte. Lo scrisse a lettere perché i numeri le sembravano troppo piccoli e banali, invece quelle 16 lettere esprimevano tutta la pesantezza che sentiva dentro, tutta l’importanza che quel numero aveva per lei. Centodiciassette erano i giorni passati dall’ultima volta in cui aveva parlato con lui, erano i giorni trascorsi dall’ultima volta in cui era stata felice. In tutti questi giorni più ricordava quell’ultimo momento e più la memoria la ingannava, facendole immaginare cose mai esistite e facendole dimenticare quelle realmente accadute… forse  aveva abusato degli unici ricordi belli che disponeva,  forse li aveva usurati a tal punto da renderli sbiaditi, quasi come se non fossero mai esistiti. Rimanevano solo momenti astratti di una memoria ormai perduta che il tempo portava lentamente via con sè. L’unica cosa che adesso le restava era quello stesso maledetto tempo che trascorreva inesorabile, allontanandola sempre di più da quell’ultimo attimo di effimera felicità. Ogni volta che la lancetta avanzava lei era sempre più lontana, ma quel rintocco era anche  l’unica prova che il tempo non si era arrestato come il suo cuore. Il tempo non ha pietà di nessuno pensò A. quando  guardava il vecchio orologio a pendolo appeso alla parete. Centodiciassette erano i passi che la lancetta aveva fatto alla volta della mezzanotte , o almeno erano quelli che A. aveva contato. Poi lì si era fermata, perché all’arrivo della mezzanotte sarebbe cambiato tutto, per l’ennesima volta. Sarebbe nato un nuovo numero che avrebbe vissuto nella mente di A. per le 24 ore successive, fino a che poi la morte non avrebbe colto di sorpresa, anche lui,  allo scoccare del nuovo giorno. Il suono del pendolo avrebbe inghiottito quel numero dandone vita ad un altro, non meno importante  e vulnerabile del precedente. Quel rintocco gelido e brusco avrebbe ridotto in cocci taglienti l’unico ricordo che ogni giorno A. ricostruiva, riguardava, consumava, distruggeva e riplasmava. Finché le lancette, come lame, non avrebbero lacerato quel ricordo, A. lo avrebbe osservato, consapevole del fatto che prima o poi sarebbe diventato cenere, sotto il taglio costante del tempo.

Annunci

2 pensieri su “117

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...