Chronology

Quando aveva cinque anni A. era convita di avere tutto il mondo ai suoi piedi, era convinta che la vita fosse un gioco in cui le bambole erano le sue più care amiche e nessuno l’avrebbe mai delusa. Si sentiva invincibile e con tutta probabilità, a quell’età , lo era veramente. Era sicura che nella vita sarebbe sempre riuscita a fare tutto, a realizzare ogni suo sogno, obiettivo ed ambizione. Era certa che non avrebbe mai commesso nessun errore come quelli che commettevano ” i grandi ” … sarebbe stata, insomma, la donna perfetta.
A dodici anni le convinzioni di A. iniziarono a crollare, molto lentamente, ma si creparono una dopo l’altra, rendendo ogni sua idea fragile come il cristallo. Ogni cosa, di cui fino a pochi anni prima era sicura, era stata messa in discussione da un solo, singolare, unico elemento: l’egoismo. Tutti siamo egoisti, in ogni attimo e per ogni cosa, e questo A. lo aveva capito prima di tanti altri. A sedici anni aveva già commesso diversi errori e dedicava ogni suo giorno a cercare emozioni, era questa l’unica cosa che la rendeva felice. Come ogni ragazza di quell’età, conobbe tanti ragazzi che la corteggiavano e questo la faceva sentire speciale. Poco dopo conobbe l’Amore e da quel momento non si liberò più del bisogno di viverlo e di volerlo a tutti i costi. Questa dipendenza dall’amore la portò a non farne più a meno, lo cercava ovunque. Così, pochi anni dopo, la vita di A. non somigliava neanche lontanamente a quella che lei aveva immaginato da piccola, e tante volte si era chiesta se fosse stata più felice se non avesse dedicato la sua intera vita a cercare emozioni. Me era fatta così, e dopo tanto tempo, imparò anche lei ad accertarsi. Imparò che nessun’altra cosa al mondo la faceva stare bene tanto quanto la ricerca di quelle sensazioni che, a suo dire, la tenevano in vita. Erano il suo nutrimento, e sapeva che le emozioni che cercava erano contenute nelle persone, nei loro sguardi, nelle loro parole , ma anche nelle loro assenze. A. però sapeva che per ogni emozione c’era un pericolo, il rischio di non farcela o di sbagliare , di fallire miseramente senza poter rimediare … ma forse era proprio questa paura che la spingeva ad andare avanti. A vent’anni la situazione era completamente ribaltata. Le sue convinzioni non esistevano più, non era più sicura di nulla e non aveva idea di cosa le avrebbe riservato il futuro. A vent’anni A. era in grado di leggere le persone con uno sguardo, di distinguere il bene dal male, di avere ciò che voleva senza rischiare di farsi male ed era in grado di amare se stessa più degli altri (per quest’ultima ci volle tempo, ma ci era riuscita). Perciò, dopo tutto il tempo passato alla ricerca di quello che la faceva stare bene, A. si guardò indietro … e non ebbe rimpianti.

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