Il Giovane L.

L. era uno di quei ragazzi che tutti definirebbero banalmente “normale”. Probabilmente per una forma fisica alquanto ordinaria e nessun segno così particolare da esser degno di nota. Nessuno, per quel che poteva sapere, aveva fatto grandi considerazioni su di lui ma non sembrava interessato a diventare qualcosa di più. In compenso però, era fascinoso, e si sa, se si ha fascino non serve chissà quale peculiare bellezza per essere notati. Aveva però una considerevole dote, che non definì mai tale finchè non si presentò l’occasione per utilizzarla: la pazienza. La maggior parte di noi odia essere paziente perché richiede un grande sforzo da parte del nostro autocontrollo nel bloccare gli istinti. Ma per L. la pazienza era un dono. Il più grande dono che la vita potesse dargli. Ogni giorno L. sedeva di fronte la finestra della sua stanza, leggendo un libro magari, ed aspettava. Aspettava che la ragazza di cui era perdutamente innamorato uscisse dalla porta della sua bizzarra casa blu, che si trovava proprio sull’altro fianco della strada. L. la vedeva ogni giorno dirigersi verso la scuola con quel suo fare un po’ misterioso, i capelli che le scendevano lungo il viso incorniciando la sua espressione corrucciata. Osservava ogni sua mossa,  riconosceva la sua andatura singolare quando ascoltava la musica con le cuffiette gialle che portava sempre con sé, e pensò che probabilmte quello era un aspetto che li accomunava perché la musica la trasportava, in maniera fin tropo evidente, in un mondo parallelo nel quale viveva solo lei,  proprio come lui stava rinchiuso nel suo piccolo mondo (la sua camera) ad osservarla. Adorava  il suo modo eccentrico e forbito di parlare, conosceva a memoria i posti che frequentava e la gente con cui parlava. Sapeva tutto di lei, ma per sua sfortuna, sapeva anche che non lo aveva mai notato. Un pomeriggio L. Si trovava seduto sulla solita poltrona davanti la finestra, intento a leggere “Il Giovane Holden” . Lettura interessante, se non fosse stato per il fatto che  la misteriosa ragazza, di cui sapeva tutto, si affacciò alla finestra. Era la prima volta che scostava le tende della sua camera per guardare fuori. Tutt’a un tratto L. realizzò che poteva essere visto anche lui, che adesso erano più vicini del solito e che non era più solo lui ad osservarla dall’alto mentre lei viveva, ignara, la sua vita. Adesso, anche lei poteva vederlo. Per la prima volta nella vita, L. si sentì scosso. Proprio come quando una violenta scarica di elettricità ti attraversa l’intero corpo. Era vulnerabile e per un interminabile istante ( o almeno questo è quello che sembrò a lui) smise di guardare verso di lei. Quando alzò nuovamente lo sguardo, i loro occhi si incrociarono. Lei sembrava curiosa e accennava un sorriso, probabilmente per l’imbarazzo. L. prese un bel respiro e le sorrise, per non sembrare scortese. Realizzò che gli occhi di lei fossero molto più belli da quella prospettiva e che il sole illuminava il suo viso perfetto rendendolo più affascinante del solito, ricredendosi sul fatto che  non potesse essere più bella di come la conosceva già. Da quel momento qualcosa era cambiato. Non sapeva cosa sarebbe successo dal quel giorno in poi, non sapeva se avrebbe mai avuto l’occasione di scambiare due parole con lei o di incrociare nuovamente i suoi occhi blu attraverso la finestra. Al momento, L. si accontentò di essere entrato nel piccolo mondo della ragazza  attraverso un fugace sguardo, che gli diede la speranza, adesso più concreta,  di rivedere i suoi occhi il più presto possibile.

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