Se ci sarai

Vorrei che fossi qui” scrivevo lentamente aspettando che le parole giuste arrivassero “vorrei sentire la tua voce, far tesoro dei tuoi consigli, sentire la tua mano che mi accarezza la schiena quando scopri che sto così male da non riuscire neanche a parlare…” sentivo un dolore così grande dentro che non mi veniva in mente più nessuna  parola, ma dovevo continuare a scrivere ” vorrei che non fossi così lontana adesso… ti ho detto così tante cazzate per così tante volte che ho cominciato a crederci pure io … ma non era vero. Non era vero che senza di te sto meglio, non è vero che tutte le volte che ti dico addio non sento nulla. Mi si mozza il fiato e mi manca l’aria così tanto da sentire come un pugnale conficcato nel petto. Ti chiedo scusa per essere stata così scorretta , per averti fatto credere cose che non erano vere. Vuoi sapere la verità? la verità è che poche persone al mondo mi hanno fatto stare bene come quando stavo con te… mi facevi sorridere, sempre, anche quando non c’era nulla di cui esser felici. Ho sbagliato. La vita è stata crudele con me, mi ha reso fredda e scostante… lontana da ogni emozione, ma so che non è una giustificazione. Sei stata una grande amica e spero almeno di poter conservare il tuo ricordo fino a quando il mio stupido ego non lo distruggerà” mi mancava il fiato e  il foglio era macchiato dalle mie lacrime che avevano sciolto l’inchiostro. Alla radio passava una canzone che mi sembrò perfetta per incorniciare quel momento “sei come un’onda che ribatte e sbatte dentro di me, mi hai già portato a largo dove un appiglio non c’è , non posso più tornare indietro non conosco la via, non voglio più tornare indietro e stare senza di te” perfetto, ironizzo tra me e me. Mi alzo dalla scrivania, piego la lettere , la infilo in una busta e la chiudo in un cassetto insieme a tutti i miei ricordi.  Non la leggerà mai e forse è meglio così.

Restart

“La notte porta consiglio” pensava F. mentre ascoltava la città silenziosa che dormiva. Aveva sentito centinaia di volte questa frase ma non ne aveva mai compreso  il significato prima di quella sera. Era stata una giornata molto fredda e l’oscurità portò con sé l’umidità della pioggia che entrava dalla finestra della sua stanza sulla quale era poggiata, e quell’aria pungente le faceva bruciare il naso e la gola. F. sentiva che di lì a poco avrebbe piovuto a dirotto e l’attesa del temporale la aiutava a rimanere sveglia. Si sentiva in pace con se stessa in quel silenzio assordante, senza neanche una parola , un sospiro, un suono di troppo …  e il buio la rilassava. Pensò che era il momento giusto per riflettere su di sé , sulla sua vita e su tutto ciò che la circondava. Solo in quel momento F. pensò che gli avvenimenti della sua vita si ripetevano simili nel tempo, momenti analoghi ricorrevano periodicamente  e poi si concludevano. Immaginò che, forse, per ognuno di noi la vita ha uno schema ben preciso e il suo destino , secondo lei, aveva preso una vera e propria forma ad anello, dove l’inizio e la fine coincidono senza poter essere distinti una volta uniti. Tutte le persone che avevano deciso di entrare a far parte della sua vita poi avevano scelto di andare via; qualcuno in maniera plateale ed appariscente, altri in punta di piedi senza neanche dare spiegazioni. Dopo anni a chiedersi il perché di certi avvenimenti F. comprese finalmente che lei non aveva alcuna colpa,  era sempre stata lì ferma e proprio con i suoi occhi aveva visto arrivare e poi scappare una moltitudine di gente … e nel frattempo lei era sempre rimasta ferma lì. Un pò come uno spettatore a teatro F. aveva osservato lo spettacolo della sua vita senza prenderne mai veramente parte, lasciandosi cullare solo dalle assurde decisioni degli altri che avevano portato nella sua vita disordine, irrazionalità, incoerenza, insensatezza e pura follia. Alla luce di questi nuovi pensieri e di queste nuove prese di coscienza F. decide di cambiare il copione di quell’assurdo spettacolo che era la sua vita e che da adesso in poi l’unica protagonista sarebbe stata lei. Quella notte, appoggiata sul davanzale della sua finestra mentre le prime gocce di pioggia gelida le bagnavano le mani, F. decise che in un modo o nell’altro avrebbe dovuto spezzare quell’anello. Non sapeva né se fosse possibile né quanto tempo avrebbe dovuto impiegare per riuscire nell’intento, ma quello adesso era il suo unico obiettivo. Solo così avrebbe potuto ricominciare da capo e, finalmente , sperare che niente si sarebbe più concluso nel punto esatto dove era cominciato.

The Great Gatsby

Schermata-2013-05-15-a-15.06.33-620x350.pngPer tutta la vita Gatsby aveva cercato di comprendere a fondo quale fosse il significato del dolore, o dell’amore, o di qualunque altro maledetto sentimento che si intrecciasse frenetico con le nostre vite. Poco importava che per ogni instante vissuto fino a quel momento non avesse trovato neanche una parola che sia avvicinasse, anche solo lontanamente, a descrivere i suoi pensieri. Gatsby sentiva solo che ogni parola trovata si aggiungeva ad un mucchio di altre ormai scivolate giù nel dimenticatoio, ma sperava che un giorno , in cui il sole brillava come tutti gli altri giorni , avrebbe trovato quelle giuste per descrivere come si sentiva. La sua speranza, ahimè, superava di gran lunga la realtà dei fatti, trasportandolo in un mondo fantastico dove una fitta coltre di voci schiamazzanti annebbiava la sua mente come le nubi oscurano il sole quando raggiunge il punto più alto nel cielo … ma quel fuoco che sentiva dentro tutte le volte che pensava a lei inceneriva anche ogni speranza di trovare qualche parola per poterle dire quanto l’amava. Quel fuoco ardeva lentamente dentro di lui e quando un giorno, incredibilmente, si spense, lasciò dietro sé  solo un’infinita distesa di terra bruciata. Ma Gatsby non smise mai di sperare che chissà quando e quanto lontano nel tempo,  quelle parole sarebbero arrivate. Era sicuro che le avrebbe trovate come era sicuro che, se solo avesse cercato con cura,  in quella terrificante distesa di terra nera e fumante avrebbe trovato un piccolo bocciolo sopravvissuto a quell’infernale ardore.

“Così continuiamo a remare,  barche contro corrente,  risospinti senza posa nel passato.”

DI NOTTE

pioggia-i-navigli-a-milano-bianco-e-nero.jpgE alcune sere hanno il profumo del passato, sanno di umido e di aria fresca. Sanno di solitudine e di speranza, come quelle notti in cui camminavo da sola sui marciapiedi silenziosi sognando ad occhi aperti. Sognavo il futuro sorridendo ad occhi bassi, riempiendo i polmoni di quell’aria che ancora, alcune volte, mi torna in mente come fosse il dolce profumo di una persona cara, e mi riporta vivido il ricordo di tempi passati di cui ogni tanto mi servo per inondare il cuore.


SCARS

Lo sappiamo tutti, ogni cosa è passeggera. I sentimenti, i pensieri, gli eventi importanti, i momenti belli ma anche quelli brutti. Nulla dura per sempre e , nel bene o nel male, ognuno di noi ha imparato a convivere con questa consapevolezza. E’ per questo che impariamo a goderci i bei momenti e a sopportare quelli brutti, perché sappiamo che , nonostante tutto, ogni cosa passa. Tutto si complica, però , quando ad essere passeggere son le persone. Ho imparato a non farci troppo caso, a passarci sopra , cosa non sempre facile e scontata, ma riesco sempre a guardarmi indietro e a non aver mai nessun rimorso. Nel mio perfetto sistema mentale di “dimentica e vai avanti” ,però, c’è una falla. Un po’ come in qualunque sistema al mondo, un difetto c’è sempre. Nel mio caso andare avanti è estremamente facile , ma è il dimenticare che mi crea qualche problema. Sono una che ricorda tutto , ricordo le espressioni, gli sguardi , i profumi, i gesti. Il problema è che i gesti parlano: sono espressione di parole silenziose e  mai pronunciate , che esprimono più di qualunque discorso mai ascoltato. Forse è proprio questo che fa un po’ male, il ricordo di quelle  parole silenziose che ci sono entrate nel cuore e che difficilmente si dimenticano. Fanno male come piccole scottature sulla pelle dopo che la fiamma le ha lasciate sul nostro corpo come traccia tangibile di un dolore invisibile. Continuano a bruciare anche quando dimentichi di averle, anche se con il tempo diventano brutte cicatrici che nessuno nota più. Anche se non le vedi, loro ci sono …  e tutte le volte che giochi con il fuoco ti ricordano la loro presenza bruciando così forte da spezzarti il fiato. E così , con il tempo, il corpo si ricopre di ricordi cuciti sulla pelle che alle volte riguardiamo solo per ricordarci chi siamo e da dove veniamo, con la  sola speranza che il futuro non lasci nessun segno su di noi.

L’audacia ha in sè genio, potere e magia.

E’ sempre così: tutte le volte che sento di avere le cose sotto controllo, un piccolo evento , apparentemente insignificante , le distrugge. Ed è esattamente questo il problema, non riesco a trovare un equilibrio. Non si può stare perennemente in bilico tra ciò che vogliamo e ciò che abbiamo, perché prima o poi cadremo , e possiamo solo sperare di cadere dalla parte giusta del burrone.. e bene che ci vada, sarebbe comunque una brutta caduta, con tanto di lividi. Ammetto che la stabilità e la monotonia non sono mai state il mio forte, anzi , preferisco sopportare i dolori dell’atterraggio per non perdermi l’adrenalina della caduta. Ma non può sempre andare così, non possiamo sempre scegliere quello che vogliamo o quello che ci fa stare bene… alcune volte le nostre scelte dipendono da fattori più grandi di noi. Ahimè, che siano scelte giuste o sbagliate solo il tempo può rivelarlo, e purtroppo l’intoppo è tutto lì. Non sapere cosa accadrà dopo blocca ogni nostro pensiero, voglia o desiderio . Quante volte avete desiderato fare qualcosa , ma alla fine non avete fatto più nulla per paura del dopo, delle conseguenze? Innumerevoli volte per quanto mi riguarda .. e per carità, non sono state tutte scelte sbagliate, tante volte il mio sesto senso mi ha evitato delle belle rogne, ma tante altre volte , invece, ho sbagliato a non buttarmi , a non tentare. La verità è che quando non hai niente da perdere, niente per cui combattere, sei libero e nessuno può fermarti , nessuno è più forte di te. Quando sei legato qualcosa , invece, sei debole e quasi sempre le scelte che fai sono per gli altri e non per te. Oscar Wild diceva che “Ciò che non abbiamo osato, abbiamo certamente perduto, mentre rischiando avremmo solo avuto più o meno probabilità di perdere.” Il giorno che riuscirete a fare qualcosa per voi stessi, che romperete gli schemi, che non starete più alle convenzioni, quello è il giorno in cui sarete liberi. 

Steady beat

Amy si trovava seduta su una di quelle vecchie sedie di vimini, nella sua veranda. Guardava il panorama autunnale senza parlare, il silenzio la affascinava e le permetteva di riflettere in pace. Vicino a lei il suo anziano nonno sonnecchiava, dondolato dal vento. Quella sera, Amy si lasciò cullare dalla brezza pungente che le sfiorava appena la pelle, provocandole dei leggeri brividi. Respirava piano, sentiva che l’inverno stava arrivando. Lo  avvertiva dal profumo della pioggia nell’aria e dal rumore delle foglie secche che si spostavano sul cemento. In quel momento quel silenzio e quel profumo di pioggia le ricordarono lui. Si era ripromessa di non pensarlo più, ma c’era qualcosa, nell’aria fredda che le penetrava i polmoni, che glielo aveva riportato alla mente. Si spostò nervosamente i capelli cercando di scacciare quel pensiero, ma ormai non poteva far più niente, era penetrato a fondo e non sarebbe andato via tanto presto. Perciò, senza neanche combattere troppo, si abbandonò ai ricordi. Il profumo di pioggia le ricordò il giorno in cui lo aveva visto per l’ultima volta. Il freddo di quel giorno non lo aveva mai dimenticato. Aveva camminato per ore senza meta non trovando  mai  il coraggio di andare all’appuntamento che si erano dati. Man mano che i ricordi prendevano forma Amy diventata sempre più nervosa, ma chiuse gli occhi per ricordare meglio il viso che un tempo amava. Aveva la pelle chiara e gli occhi scuri, così intensi da penetrarti l’anima con uno sguardo. Era molto più alto di lei e il suo profumo le faceva perdere la ragione. In quel momento aprì gli occhi di botto. La sua mente le aveva fatto un brutto scherzo riportandole vivido il ricordo del suo profumo, e per qualche istante, che sembrò interminabile, lo sentì di nuovo vicino. Troppo vicino. Odiava quella sensazione, quella voragine che tutto d’un tratto le bloccava il respiro risucchiando ogni sua forza dentro un buco nero dal quale non sapeva mai come uscire. Ecco perchè non si lasciava mai andare ai ricordi, perché sapeva che questi la distruggono, la lacerano da dentro portando via tutto. Lasciano solo un vuoto incolmabile e il fiato corto. A quel punto il buco nero aveva già cominciato a risucchiare tutto, sapeva che di lì a poco sarebbe rimasta vuota. Rimaneva solo l’involucro esterno di lei, nient’altro. Così riprese a fissare il panorama aspettando che la voragine si rimarginasse. Adesso pioveva e il profumo della pioggia era forte quasi quanto il rumore delle gocce che si infrangevano per terra. Chiuse di nuovo gli occhi e lascio che il ritmo costante della pioggia regolasse i battiti del suo cuore.